02 luglio 2026, Rivolta d’Adda (CR). Il gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes complex) rappresenta una delle specie più significative e minacciate degli ecosistemi di acqua dolce europei. La sua presenza è strettamente legata a corsi d’acqua caratterizzati da elevata qualità ambientale, basse concentrazioni di inquinanti e adeguati livelli di ossigenazione. Per questo motivo viene considerato un importante bioindicatore e una vera e propria specie sentinella dello stato di salute dei torrenti e dei piccoli corsi d’acqua. Oltre al suo valore come indicatore ecologico, il gambero di fiume svolge un ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi acquatici. Attraverso l’alimentazione su detrito vegetale, sostanza organica in decomposizione e piccoli invertebrati, contribuisce al riciclo dei nutrienti e al trasferimento di energia lungo la rete trofica. La sua regressione può quindi influenzare la struttura e la funzionalità delle comunità biologiche associate agli ambienti fluviali. Negli ultimi decenni le popolazioni europee hanno subito una drastica contrazione. Le principali cause includono la degradazione e la frammentazione degli habitat, l’inquinamento delle acque, le captazioni idriche, la diffusione di specie invasive e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. A queste minacce si aggiunge la peste del gambero, una patologia causata dall’oomicete Aphanomyces astaci, introdotto in Europa attraverso specie alloctone nordamericane che agiscono come portatrici sane del patogeno.

L’Italia riveste un ruolo di primaria importanza nella conservazione del gambero di fiume. Studi filogeografici hanno dimostrato che la penisola ospita una notevole diversità genetica all’interno del complesso Austropotamobius pallipes, frutto di una lunga storia evolutiva e di processi di isolamento geografico. Le popolazioni distribuite lungo l’arco alpino e appenninico custodiscono un patrimonio genetico di elevato valore conservazionistico, rendendo il territorio italiano uno dei principali hotspot europei per la tutela della specie. La perdita delle popolazioni residue comporterebbe non soltanto una diminuzione numerica della specie, ma anche la scomparsa irreversibile di linee genetiche uniche. Oggi molte popolazioni sopravvivono in nuclei isolati, confinati nei tratti montani dei bacini idrografici. Questa frammentazione limita gli scambi genetici e aumenta la vulnerabilità a eventi stocastici, epidemie e alterazioni ambientali. Indagini recenti condotte nell’Appennino tosco-romagnolo hanno inoltre evidenziato segnali di ulteriore contrazione di alcune popolazioni storiche, attribuiti all’interazione tra riduzione delle portate estive, periodi di siccità sempre più frequenti e pressione esercitata dalle specie invasive. Questi risultati suggeriscono che il cambiamento climatico stia diventando un fattore determinante nella dinamica delle popolazioni residue.

Le più recenti ricerche mostrano come la conservazione del gambero di fiume non possa più limitarsi alla sola tutela degli habitat. Un numero crescente di studi evidenzia infatti il ruolo delle malattie emergenti nella sopravvivenza delle popolazioni naturali. Nel 2024 ricercatori italiani hanno documentato la presenza e la distribuzione di due microsporidi patogeni, Astathelohania contejeani e Nosema austropotamobii, in popolazioni dell’Italia settentrionale e centrale. Lo studio ha evidenziato anche casi di coinfezione, suggerendo possibili effetti sulla fitness degli individui e sulla resilienza delle popolazioni. Particolarmente rilevanti risultano inoltre i recenti studi sulle infezioni croniche da Aphanomyces astaci. Una ricerca pubblicata nel 2026 ha dimostrato che il patogeno può persistere in popolazioni apparentemente sane senza causare mortalità immediate. Questa scoperta modifica in parte la visione tradizionale della peste del gambero e sottolinea la necessità di introdurre controlli sanitari sistematici prima di qualsiasi intervento di traslocazione, ripopolamento o reintroduzione. La sorveglianza epidemiologica sta quindi assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie moderne di conservazione della specie. L’importanza conservazionistica del gambero di fiume è riconosciuta a livello internazionale. La specie è classificata come “Endangered” (In Pericolo) nella Lista Rossa della IUCN, che evidenzia il marcato declino registrato in gran parte dell’areale europeo.

A livello normativo, Austropotamobius pallipes è inserito negli allegati della Direttiva Habitat 92/43/CEE, il principale strumento legislativo dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Tale normativa prevede specifiche misure di tutela per la specie e per i suoi habitat, anche attraverso la rete Natura 2000. Per l’Italia questa responsabilità assume un valore particolare, poiché il Paese conserva una quota significativa della diversità genetica europea del genere Austropotamobius. Negli ultimi anni sono stati sviluppati numerosi programmi regionali e nazionali finalizzati al monitoraggio delle popolazioni residue, al controllo delle specie invasive, alla sorveglianza sanitaria e alla conservazione della diversità genetica.

La tutela del gambero di fiume va ben oltre la conservazione di una singola specie, significa salvaguardare la qualità ecologica dei corsi d’acqua, preservare habitat di elevato valore naturalistico e mantenere processi ecosistemici fondamentali per il funzionamento delle comunità biologiche. La sua presenza continua a rappresentare uno dei migliori indicatori della salute degli ecosistemi fluviali. Per questo motivo il gambero di fiume è oggi considerato una specie prioritaria per la conservazione della biodiversità europea e un modello di riferimento per l’applicazione di strategie integrate che combinino tutela degli habitat, monitoraggio genetico, sorveglianza sanitaria e gestione delle specie invasive.

Bibliografia
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IUCN Red List of Threatened Species. Austropotamobius pallipes