18 febbraio 2026, Rivolta d’Adda (CR). In occasione della 9ª edizione di AquaFarm, in programma il 18 e 19 febbraio 2026 presso la Pordenone Fiere, l’Istituto Spallanzani presenta un articolato insieme di attività di ricerca applicata che integrano biotecnologie microalgali, conservazione della biodiversità e modelli di economia circolare in acquacoltura.
L’intervento dal titolo “Il Progetto BIOAgroPro – Biostimolanti di nuova generazione: il ruolo chiave delle microalghe integrate nell’agroindustria”, presentato dalla Responsabile del Settore Acquacoltura Katia Parati, illustrerà le ampie possibilità applicative delle microalghe inserite in un contesto integrato e multidisciplinare. L’iniziativa, sviluppata a partire da studi preliminari condotti da A2A, punta all’ottimizzazione e allo scaling-up di protocolli per la realizzazione di una bioraffineria microalgale integrata. Il processo prevede una coltivazione in più fasi finalizzata alla produzione di biomassa da cui estrarre biostimolanti per l’agricoltura, valorizzando sottoprodotti dell’industria dolciaria, digestato da digestione anaerobica e CO₂ derivante dall’upgrading del biogas. L’intero sistema è stato oggetto di progettazione preliminare, modellazione di processo, analisi tecnico-economica (TEA) e valutazione del ciclo di vita (LCA), che ne hanno confermato la fattibilità industriale e la sostenibilità ambientale. Nel quadro del progetto BIOAgroPro, uno dei contributi scientifici è dedicato all’estrazione di biostimolanti da microalghe e alla valutazione della loro efficacia su lattughino coltivato in serra fredda. La sperimentazione ha previsto l’applicazione fogliare di differenti estratti microalgali innovativi, confrontati con un controllo non trattato e con un biostimolante commerciale di riferimento. I risultati hanno evidenziato incrementi statisticamente significativi della biomassa fresca e secca, nonché dell’area fogliare, nei trattamenti a base microalgale. Nel complesso, gli estratti ottenuti da biomassa microalgale si configurano come un’alternativa tecnologicamente solida ai biostimolanti convenzionali, con potenziali ricadute in termini di sostenibilità.
L’Istituto inoltre presenta uno studio pilota finalizzato alla riproduzione in ambiente artificiale controllato del gambero di fiume autoctono Austropotamobius pallipes, specie classificata come “Endangered” nella lista rossa IUCN. Il progetto prevede l’allevamento di riproduttori selvatici in sistemi a ricircolo (RAS), con l’obiettivo di ottimizzare il successo riproduttivo in condizioni controllate e definire i parametri ambientali più idonei alla stabulazione. Il protocollo include il monitoraggio sanitario dei riproduttori, la valutazione delle fasi riproduttive e lo studio dell’alimentazione idonea. L’iniziativa si inserisce in una strategia di conservazione ex situ finalizzata alla produzione di giovanili da destinare a future azioni di ripopolamento, contribuendo alla tutela di una specie particolarmente vulnerabile agli impatti ambientali e alle pressioni antropiche. Un ulteriore filone di ricerca riguarda il riutilizzo in acquacoltura di acque reflue altamente depurate per l’allevamento di Alburnus alborella. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Gruppo CAP, Alfa Varese e il Politecnico di Milano, mira alla valorizzazione circolare della risorsa idrica attraverso l’impiego di acque sottoposte a trattamenti avanzati di depurazione. I risultati preliminari indicano che tali acque sono idonee al mantenimento di condizioni ambientali favorevoli, con accrescimenti comparabili a quelli osservati nei gruppi di controllo allevati in acque convenzionali. L’approccio proposto consente di ridurre il prelievo di risorse idriche primarie, promuovendo al contempo modelli produttivi più resilienti e sostenibili. Attraverso questi contributi, il settore di Acquacoltura dell’Istituto Spallanzani consolida il proprio ruolo nella ricerca applicata ai sistemi agroalimentari e acquacolturali, proponendo soluzioni integrate che coniugano innovazione biotecnologica, tutela della biodiversità e transizione verso modelli produttivi circolari.